Non so quanti di voi lettori o blogger come me, vivano la rete in questo modo: navigando su Internet invece che naufragare senza bussola e carte di navigazione. La realtà è che affacciandosi all'oblò del proprio desktop, notebook, netbook o tablet (e chi più ne ha, più ne metta), si ha la tremenda opportunità di vedere dove ci stiamo dirigendo, ovvero verso un mare più amaro che salato, più radioattivo che dolce, davvero poco profondo di contenuti. E per una volta buttiamo uno sguardo fuori dall'oblò non per osservare il nostro Bel Paese ma per puntare il nostro binocolo un po' più in là, su quelle coste Libiche (ma in realtà bisognerebbe guardare tutta la costa Africana) che tanto stanno facendo parlare di sé in giro per il mondo. Che stia arrivando un'ennesima onda coloniale nel continente nero? Possiamo davvero affermare che l'intervento militare internazionale sia estremamente disinteressato ed atto a proteggere la vita di migliaia di civili, i quali hanno la sola colpa di vivere sotto un regime sanguinario che ignora qualsiasi forma di diritto alla vita? Sarà mica il caso di tenere in considerazione il fatto che la Libia sia il terzo produttore africano di petrolio al mondo? Personalmente di risposte me ne sono già date abbastanza. A voi la scomoda riflessione a riguardo.
Sperando sia solo una tremenda impressione, nulla più, saluti dal mare virtuale.
Sperando sia solo una tremenda impressione, nulla più, saluti dal mare virtuale.
J.
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