domenica 18 luglio 2010

Diamo alle cose il loro nome

"Sarà stato il caldo, sarà stata la stanchezza che generalmente accompagna queste giornate estive e forse sarà stata anche una punta di astio razziale". Queste sono le prime parole di un articolo de Il mattino di Padova, del 16 luglio 2010. Un uomo africano è stato costretto a chiedere l'intervento delle forze dell'ordine per poter acquistare un biglietto del treno! Il dipendente della biglietteria non ha accettato "8 euro in monetine", non aveva "tempo da perdere" e gli ha intimato di andarsene.
Su Il giornale del 15 luglio 2010 si legge: "Saranno stati il caldo oppure un’improvvisa tempesta ormonale, fatto sta che il ragazzino, incensurato e di buona famiglia, nel giro di poche ore è praticamente entrato a far parte del guinness dei primati". L'articolo parla di un ragazzo di 17 anni che ha tentato di stuprare 3 donne. Il quotidiano giustifica il ragazzo: "a scatenare in lui quello che a tutti gli effetti è definibile come un raptus di follia sarebbero state le forme particolarmente gradevoli e accattivanti dell’adolescente, la prima ad essere stata adescata, che lui stesso ha definito «una fighissima, con la minigonna»".
Non è stato il caldo. E non ci sono altre scuse. È stato lo stesso motivo per cui si cerca di ridimensionare la gravità di questi fatti. È razzismo. È maschilismo. È violenza. È credere che stranieri e donne non abbiano lo stesso valore di persone italiane e di sesso maschile, che non meritino lo stesso rispetto. Il colore della pelle, la lingua, il sesso, le nudità di una persona NON giustificano neanche lontanamente questi fatti. È inaccettabile che qualcuno cerchi di farlo. Un giornalista dovrebbe limitarsi a riportare le notizie. E queste vicende appena descritte dovrebbero provocare l'indignazione di chi ne scrive, non la solidarietà con razzisti e stupratori. Non gli elogi e l'entusiasmo per aver trovato un nuovo guinness dei primati.

V.

sabato 17 luglio 2010

Il paese della falsa democrazia

Il racconto della situazione economica politica e sociale di un paese sull'orlo del baratro

Un paese con un regime post-moderno. Ecco cosa penso sia diventata oggi l'Italia.
Quel paese che aveva visto nella sua storia grandi uomini che hanno contribuito a renderlo quel paese che il mondo ci invidia. Quel paese ricco di cultura, di arte, di cinema ma soprattutto ricco di storia. Una storia che a poco a poco stanno cercando di cancellare dalle menti del popolo italiano, forse perchè scomoda a chi oggi ha in mano questo paese. E' un paese l'italia che sta andando alla distruzione. Basta aprire gli occhi un attimo e pensare... Pensare che la scuola versi in uno stato di abbandono, dove i bambini non hanno soldi per comprare la carta igienica, le sedie e i pennarelli. Dove i maestri e professori non hanno diritti ne certezze di continuare a fare il proprio lavoro. E' una scuola dove il miglior professore dell'anno è in stato di precariato. Una scuola dove ai ragazzi viene tolto lo studio della Resistenza partigiana. Provate a domandarvi il perchè di questo. Perchè vogliono toglierla? La Resistenza fu quel movimento di uomini donne e bambini che erano uniti da un unico obiettivo. L'abbattimento del regime e il pieno riafforamento delle libertà dell'uomo.

Parlare di regime a molta gente fa venir da ridere al giorno d'oggi, ma provate a pensare
cos'era l'italia durante il ventennio. Un paese la cui informazione era nelle mani di un uomo solo. Un paese in cui il diverso veniva deleggittimato, esiliato e ucciso. Un paese dove chi andava contro il potere veniva esiliato, torturato e fucilato. Il nostro paese non versa nello stesso stato di allora. Versa in un regime post-moderno. Un regime nel quale non c'è più l'assassinio di che non la pensa come il potere, non c'è più l'esilio. C'è l'esilio mediatico, l'uccisione morale dell'uomo. Chi non va nella stessa direzione del regime, viene messo ai margini della società, viene deleggittimato, umiliato, deriso. Come ai tempi del MIN.CUL.POP, oggi in italia il presidente del consiglio controlla il 95% dell'informazione. Situazione che ci ha fatto sprofondare al 72° posto per la libertà di stampa e classificato insieme alla Turchia come un paese in cui la libertà d'informazione è "Parzialmente libera". Allo stesso livello di paesi in cui viggono le dittature.
Lo stesso Presidente del Consiglio possiede supermercati, aziende, case editrici. In un paese normale questo si chiama conflitto d'interessi.

Ma per me l'italia non è un paese normale. Un paese che riesce a farsi prendere in giro per 16 anni negando anche l'evidenza dei fatti. Che non riesce più a pensare con la propria testa. L'italia si è trasformata dal paese di Falcone e Borsellino, al paese di Vittorio Mangano. Un boss mafioso della famiglia di Portanuova, pluriomicida, trafficante di droga. Perchè dico che si è trasformata nel paese di Vittorio Mangano? Chi non conosce queste storie probabilmente rimarrà allibito da quanto sto per scrivere. Vittorio Mangano è stato definito eroe da un senatore della repubblica, Marcello Dell'Utri e dal presidente del consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi. Il primo condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e in appello a 7 anni per il medesimo reato, nonchè braccio destro di Silvio Berlusconi.
Quest'ultimo è coinvolto in innumerevoli processi giudiziari tra cui mafia, corruzione, fondi neri, falso in bilancio, ai quali è riuscito a scappare grazie a leggi ad personam e all'abolizione di alcuni reati appena citati, da lui stesso commessi. Un uomo che è stato indagato, poi archiviato, come uno dei mandati occulti delle stragi del 1992-1993. Gli anni della trattativa tra Mafia e Stato che ha insanguinato la nostra Repubblica. Un paese dove la scienza, la cultura, l'intelligenza viene tagliata per non far crescere un senso critico all'interno delle persone. Non sia mai che il popolo si svegli.
Un paese dove gli operai muoiono con una media di 3-4 al giorno nell'indifferenza totale da parte dei media.
La morte sul lavoro di un padre di famiglia in questo paese non fa notizia a differenza delle mutande anti scippo, inserite tra le principali notizie del primo telegiornale nazionale pagato con i nostri soldi.
Un paese dove chi ha perso casa, famiglia, lavoro a causa di un terremoto viene pestato a sangue se reclama i suoi diritti.
Un paese dove l'opposizione va a braccetto con la maggioranza. Dove inscena un teatrino nel quale va a dire che in Parlamento si battono ogni giorno. Peccato però che quando a questi professionisti della finta opposizione ricordi le svariate leggi vergogna che loro stessi hanno approvato, questi scappino, a testa bassa insultandoti.
Un paese dove il debito pubblico ha superato i 1800 miliardi di € e che entro fine 2012 dovrà restituire 612 miliardi di € di titoli di Stato ormai in scadenza. Un paese dove la crisi economica ha distrutto aziende, fabbriche, vite e speranze di giovani ragazzi e di padri di famiglia, mentre la classe politica continuava ad aumentarsi il suo stipendo d'oro sputando addosso a chi non aveva più niente, e ad organizzare festini a base di escort e cocaina nei palazzi del potere e nelle ville dei potenti.
Non si finirebbe mai di parlare di cosa è diventato questo paese, soprattutto di cosa sia diventato il suo popolo. Penso sia arrivato il momento di dire basta a tutto questo. La gente sta cominciando a svegliarsi dopo 16 anni in cui le loro coscienze sono state addormentate. E' arrivato il momento di riprenderci i nostri diritti. Gli stessi diritti per i quali 70 anni fa i nostri padri, i nostri nonni, i nostri zii hanno versato il loro sangue affinchè noi vivessimo in un paese libero e democratico.

Valerio S.

venerdì 9 luglio 2010

Manifestare: un diritto che fa paura al governo

Vuoi protestare per un tuo diritto. Organizzi una manifestazione. Tutti a piazza Venezia e, poi, via al corteo che porta sotto il parlamento. È un anno che la tua casa è stata distrutta dal terremoto e non hai visto l'intervento dello Stato, che è stato capace solo di farsi, letteralmente, due risate. E, in più, ha sfruttato la situazione per farsi propaganda, dando delle case (ma solo a qualcuno) e mettendo a tacere la tragica situazione generale di L'Aquila e dintorni. E ora? Adesso vuole indietro tutte le tasse che non hai pagato in quest'anno. E tu una casa non ce l'hai più... La manifestazione è riconosciuta e scortata. Ma, ad un certo punto, le forze dell'ordine "decidono" su via del Corso che va bloccata. E volano anche manganellate che lasciano alcuni manifestanti feriti. Questo è ciò che è successo il 7 luglio del 2010 a Roma. L'8 luglio, altra manifestazione a Milano dove 5 operai manifestanti vengono feriti dal manganello. La scena di questo film, in cui le forze dell'ordine ti scortano fino ad un certo punto e poi ti bloccano, è stata vista diverse volte. E troppo spesso non è stata raccontata. Successe anche con noi studenti. Due anni fa ormai. Anche se, per fortuna, le manganellate da parte della polizia, in questa occasione che sto per raccontarvi, non sono partite. Stavamo protestando contro la 133 e la nuova "riforma" di tutto il sistema dell'istruzione, dalle scuole elementari all'università. "Riforma" dovuta solamente al fatto che nella 133 di Tremonti venivano di fatto tolti la maggior parte dei fondi all'istruzione e alla ricerca. Era il 28 ottobre del 2008. In Senato si discuteva del decreto Gelmini (decreto 137/2008). Eravamo contro quel decreto. Riguardava le scuole. Voleva un maestro unico. Forse per cercare di abituare i nostri bambini sin da piccoli a seguire un unico leader, ad avere un unico pensiero. Berlusconi aveva da poco annunciato che avrebbe utilizzato le forze dell'ordine nelle università e nelle scuole e erano recentissime le dichiarazioni di Cossiga:

"«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno».
Ossia?

«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?

«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?

«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».Nel senso che...

«Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano»" [tratto da un'intervista di Andrea Cangini, Il Giorno /Resto del Carlino/La Nazione, 23 ottobre 2008]

Sapevamo che volevano provocarci. E ci aspettavamo che l'avrebbero fatto. Quel 28 ottobre stavamo andando a protestare sotto il Senato. Noi universitari siamo partiti in corteo scortati dalla polizia, il che vuol dire che avevamo l'autorizzazione per farlo. Arrivati a piazza Sant'Andrea della Valle siamo stati circondati dalla polizia. Ci hanno bloccato ogni uscita. C'erano dei camioncini e, nella direzione in cui stavamo camminando, si erano disposti in blocco una fila di poliziotti con casco. Non potevamo passare. Ed eravamo incastrati lì in quella piazza.


28 ottobre 2008, piazza Sant'Andrea della Valle (Roma)

La provocazione era evidente...abbiamo alzato le mani in alto, come quando ti puntano una pistola contro, per sottolineare il nostro essere pacifici.


Poi, ci siamo messi tutti seduti a terra, a gambe incrociate.

Nel frattempo, le scuole erano già arrivate al Senato. Una signora sul treno mi raccontò che, quando avevano appreso la notizia che eravamo stati bloccati,

volevano venirci incontro per chiedere di farci passare. Un poliziotto che sentiva le parole di protesta della folla ha guardato la signora e le ha intimato: "Non glielo consiglio". Il decreto è stato approvato la mattina del 29 ottobre, la mattina del famoso scontro di piazza Navona. Io c'ero anche in quell'occasione. Eravamo pochi quella mattina. Molti erano rimastiscoraggiati e il corteo del giorno prima si era disperso, quindi non c'era stato modo di darsi un appuntamento e un'organizzazione solida per quel giorno. Sono arrivata insieme ad altri con la metro fino a Colosseo. Ci siamo diretti verso piazza Navona (che si trova dietro il Senato). Ad un certo punto, ho visto una quindicina di ragazzi davanti a me con dei caschi in testa. Mi ricordo che G. e altri ragazzi di fisica gli sono corsi dietro per fermarli e capire che cosa si fossero messi in testa. E. e sua madre, un'insegnante, hanno tentato di fermarli, tra le lacrime. C'erano poliziotti, militari, camionette dei carabinieri e della guardia di finanza. A loro non interessava fermarli. Quando sono arrivata a piazza Navona, appena dietro questi ragazzi col casco, era già successo di tutto. Ma non quello che è stato raccontato dai media. Quello è successo dopo. In quella piazza erano stati picchiati a sangue dei ragazzi. Ragazzi delle scuole, di 15-16anni! In piazza c'era, infatti, blocco studentesco. Sono venuta a conoscenza della testimonianza di un ragazzo che era stato pestato a sangue sotto gli occhi della polizia che non ha mosso un dito. Appena arrivata in piazza, ho visto ragazzi dei licei gridare e piangere, impauriti. I ragazzi con i caschi hanno raggiunto quelli di blocco studentesco che si trovavano dalla parte opposta della piazza, rispetto a quella da cui eravamo entrati. La polizia continuava a vedere e a non fare. Sono rimasta ferma con pochi altri all'ingresso della piazza e vedevo ragazzi piangere e urlare. La polizia bloccava ogni ingresso nella piazza, a parte quello che da cui ero entrata. Dopo pochi minuti, si è visto in lontananza che erano iniziate le botte, quelle che avete appreso anche dalla tv. Volavano delle cose, anche se non riuscivo a distinguere cosa, ero troppo lontana.

I ragazzi al centro della piazza continuavano a urlare, mentre lì in fondo, dalla parte opposta della piazza, stava succedendo qualcosa che era esattamente il simbolo di ciò che era stato consigliato da Cossiga. Tutti vedevamo che c'era questo tumulto. La polizia era vicina a me, 20 metri circa. Non si sono mossi. Hanno aspettato che si consumasse la cosa. Poi, sono andati all'altro polo della piazza, con passo calmo e lento, senza alcuna fretta. E sono andati a "fermarli"... Pochi giorni più tardi, girava voce che alcuni dei "nostri" col casco erano dei ragazzi che erano stati contattati telefonicamente apposta per far avvenire lo scontro. Difatti, si erano nascosti il casco nello zaino prima di partire. Non so bene chi fossero queste persone e cosa è successo esattamente, ma è stata una cosa gravissima. Il governo non aspettava altro che quello per potersi liberare di noi; per infangare, gli studenti tutti, agli occhi degli italiani. Infatti, una quindicina di persone sono diventate, per l'opinione pubblica, l'essenza degli studenti dell'Onda: dei “facinorosi di sinistra”. Il nostro era, invece, un movimento pacifico e libero da idee politiche. La maggior parte, è vero, erano di sinistra. Ma in molti erano quelli della parte di Casini, ad esempio. Addirittura, un giorno, ad un'assemblea, ha parlato un ragazzo che alle elezioni aveva votato Berlusconi. Non è detto che il voto costituisca l'appoggio incondizionato a quel partito. E avere il consenso popolare non vuol dire poter fare decreti su decreti, aspettandosi che la gente sia sempre e comunque d'accordo, concedendoti un tifo da stadio. La maggior parte, purtroppo, lo fa. Ma, per fortuna, non tutti sono così.
Tv e giornali non dissero nulla degli studenti intrappolati a piazza Sant'Andrea della Valle. E non mi ricordo di aver sentito nulla sui liceali picchiati a sangue sotto gli occhi della polizia. Almeno non nei tg. Ed era un fatto gravissimo. Ma per la maggior parte dei media forse non lo era abbastanza.

V.



giovedì 8 luglio 2010

Ufficio di collocamento

"Come posso fare? mia figlia ha 27 anni non trova lavoro e non ha un fidanzato... Eppure è così devota! abbiamo un immagine di Padre Pio in salone e anche di Gesù!"

"Ma tu devi pregare la Madonna!! Metti la Madonna e vedrai che risolverai tutto"

M.

//estratto di quello che mi è stato riferito di una conversazione avvenuta davvero in un luogo x a Pomezia