"Sarà stato il caldo, sarà stata la stanchezza che generalmente accompagna queste giornate estive e forse sarà stata anche una punta di astio razziale". Queste sono le prime parole di un articolo de Il mattino di Padova, del 16 luglio 2010. Un uomo africano è stato costretto a chiedere l'intervento delle forze dell'ordine per poter acquistare un biglietto del treno! Il dipendente della biglietteria non ha accettato "8 euro in monetine", non aveva "tempo da perdere" e gli ha intimato di andarsene.
Su Il giornale del 15 luglio 2010 si legge: "Saranno stati il caldo oppure un’improvvisa tempesta ormonale, fatto sta che il ragazzino, incensurato e di buona famiglia, nel giro di poche ore è praticamente entrato a far parte del guinness dei primati". L'articolo parla di un ragazzo di 17 anni che ha tentato di stuprare 3 donne. Il quotidiano giustifica il ragazzo: "a scatenare in lui quello che a tutti gli effetti è definibile come un raptus di follia sarebbero state le forme particolarmente gradevoli e accattivanti dell’adolescente, la prima ad essere stata adescata, che lui stesso ha definito «una fighissima, con la minigonna»".
Non è stato il caldo. E non ci sono altre scuse. È stato lo stesso motivo per cui si cerca di ridimensionare la gravità di questi fatti. È razzismo. È maschilismo. È violenza. È credere che stranieri e donne non abbiano lo stesso valore di persone italiane e di sesso maschile, che non meritino lo stesso rispetto. Il colore della pelle, la lingua, il sesso, le nudità di una persona NON giustificano neanche lontanamente questi fatti. È inaccettabile che qualcuno cerchi di farlo. Un giornalista dovrebbe limitarsi a riportare le notizie. E queste vicende appena descritte dovrebbero provocare l'indignazione di chi ne scrive, non la solidarietà con razzisti e stupratori. Non gli elogi e l'entusiasmo per aver trovato un nuovo guinness dei primati.
V.
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