venerdì 9 luglio 2010

Manifestare: un diritto che fa paura al governo

Vuoi protestare per un tuo diritto. Organizzi una manifestazione. Tutti a piazza Venezia e, poi, via al corteo che porta sotto il parlamento. È un anno che la tua casa è stata distrutta dal terremoto e non hai visto l'intervento dello Stato, che è stato capace solo di farsi, letteralmente, due risate. E, in più, ha sfruttato la situazione per farsi propaganda, dando delle case (ma solo a qualcuno) e mettendo a tacere la tragica situazione generale di L'Aquila e dintorni. E ora? Adesso vuole indietro tutte le tasse che non hai pagato in quest'anno. E tu una casa non ce l'hai più... La manifestazione è riconosciuta e scortata. Ma, ad un certo punto, le forze dell'ordine "decidono" su via del Corso che va bloccata. E volano anche manganellate che lasciano alcuni manifestanti feriti. Questo è ciò che è successo il 7 luglio del 2010 a Roma. L'8 luglio, altra manifestazione a Milano dove 5 operai manifestanti vengono feriti dal manganello. La scena di questo film, in cui le forze dell'ordine ti scortano fino ad un certo punto e poi ti bloccano, è stata vista diverse volte. E troppo spesso non è stata raccontata. Successe anche con noi studenti. Due anni fa ormai. Anche se, per fortuna, le manganellate da parte della polizia, in questa occasione che sto per raccontarvi, non sono partite. Stavamo protestando contro la 133 e la nuova "riforma" di tutto il sistema dell'istruzione, dalle scuole elementari all'università. "Riforma" dovuta solamente al fatto che nella 133 di Tremonti venivano di fatto tolti la maggior parte dei fondi all'istruzione e alla ricerca. Era il 28 ottobre del 2008. In Senato si discuteva del decreto Gelmini (decreto 137/2008). Eravamo contro quel decreto. Riguardava le scuole. Voleva un maestro unico. Forse per cercare di abituare i nostri bambini sin da piccoli a seguire un unico leader, ad avere un unico pensiero. Berlusconi aveva da poco annunciato che avrebbe utilizzato le forze dell'ordine nelle università e nelle scuole e erano recentissime le dichiarazioni di Cossiga:

"«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno».
Ossia?

«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?

«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?

«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».Nel senso che...

«Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano»" [tratto da un'intervista di Andrea Cangini, Il Giorno /Resto del Carlino/La Nazione, 23 ottobre 2008]

Sapevamo che volevano provocarci. E ci aspettavamo che l'avrebbero fatto. Quel 28 ottobre stavamo andando a protestare sotto il Senato. Noi universitari siamo partiti in corteo scortati dalla polizia, il che vuol dire che avevamo l'autorizzazione per farlo. Arrivati a piazza Sant'Andrea della Valle siamo stati circondati dalla polizia. Ci hanno bloccato ogni uscita. C'erano dei camioncini e, nella direzione in cui stavamo camminando, si erano disposti in blocco una fila di poliziotti con casco. Non potevamo passare. Ed eravamo incastrati lì in quella piazza.


28 ottobre 2008, piazza Sant'Andrea della Valle (Roma)

La provocazione era evidente...abbiamo alzato le mani in alto, come quando ti puntano una pistola contro, per sottolineare il nostro essere pacifici.


Poi, ci siamo messi tutti seduti a terra, a gambe incrociate.

Nel frattempo, le scuole erano già arrivate al Senato. Una signora sul treno mi raccontò che, quando avevano appreso la notizia che eravamo stati bloccati,

volevano venirci incontro per chiedere di farci passare. Un poliziotto che sentiva le parole di protesta della folla ha guardato la signora e le ha intimato: "Non glielo consiglio". Il decreto è stato approvato la mattina del 29 ottobre, la mattina del famoso scontro di piazza Navona. Io c'ero anche in quell'occasione. Eravamo pochi quella mattina. Molti erano rimastiscoraggiati e il corteo del giorno prima si era disperso, quindi non c'era stato modo di darsi un appuntamento e un'organizzazione solida per quel giorno. Sono arrivata insieme ad altri con la metro fino a Colosseo. Ci siamo diretti verso piazza Navona (che si trova dietro il Senato). Ad un certo punto, ho visto una quindicina di ragazzi davanti a me con dei caschi in testa. Mi ricordo che G. e altri ragazzi di fisica gli sono corsi dietro per fermarli e capire che cosa si fossero messi in testa. E. e sua madre, un'insegnante, hanno tentato di fermarli, tra le lacrime. C'erano poliziotti, militari, camionette dei carabinieri e della guardia di finanza. A loro non interessava fermarli. Quando sono arrivata a piazza Navona, appena dietro questi ragazzi col casco, era già successo di tutto. Ma non quello che è stato raccontato dai media. Quello è successo dopo. In quella piazza erano stati picchiati a sangue dei ragazzi. Ragazzi delle scuole, di 15-16anni! In piazza c'era, infatti, blocco studentesco. Sono venuta a conoscenza della testimonianza di un ragazzo che era stato pestato a sangue sotto gli occhi della polizia che non ha mosso un dito. Appena arrivata in piazza, ho visto ragazzi dei licei gridare e piangere, impauriti. I ragazzi con i caschi hanno raggiunto quelli di blocco studentesco che si trovavano dalla parte opposta della piazza, rispetto a quella da cui eravamo entrati. La polizia continuava a vedere e a non fare. Sono rimasta ferma con pochi altri all'ingresso della piazza e vedevo ragazzi piangere e urlare. La polizia bloccava ogni ingresso nella piazza, a parte quello che da cui ero entrata. Dopo pochi minuti, si è visto in lontananza che erano iniziate le botte, quelle che avete appreso anche dalla tv. Volavano delle cose, anche se non riuscivo a distinguere cosa, ero troppo lontana.

I ragazzi al centro della piazza continuavano a urlare, mentre lì in fondo, dalla parte opposta della piazza, stava succedendo qualcosa che era esattamente il simbolo di ciò che era stato consigliato da Cossiga. Tutti vedevamo che c'era questo tumulto. La polizia era vicina a me, 20 metri circa. Non si sono mossi. Hanno aspettato che si consumasse la cosa. Poi, sono andati all'altro polo della piazza, con passo calmo e lento, senza alcuna fretta. E sono andati a "fermarli"... Pochi giorni più tardi, girava voce che alcuni dei "nostri" col casco erano dei ragazzi che erano stati contattati telefonicamente apposta per far avvenire lo scontro. Difatti, si erano nascosti il casco nello zaino prima di partire. Non so bene chi fossero queste persone e cosa è successo esattamente, ma è stata una cosa gravissima. Il governo non aspettava altro che quello per potersi liberare di noi; per infangare, gli studenti tutti, agli occhi degli italiani. Infatti, una quindicina di persone sono diventate, per l'opinione pubblica, l'essenza degli studenti dell'Onda: dei “facinorosi di sinistra”. Il nostro era, invece, un movimento pacifico e libero da idee politiche. La maggior parte, è vero, erano di sinistra. Ma in molti erano quelli della parte di Casini, ad esempio. Addirittura, un giorno, ad un'assemblea, ha parlato un ragazzo che alle elezioni aveva votato Berlusconi. Non è detto che il voto costituisca l'appoggio incondizionato a quel partito. E avere il consenso popolare non vuol dire poter fare decreti su decreti, aspettandosi che la gente sia sempre e comunque d'accordo, concedendoti un tifo da stadio. La maggior parte, purtroppo, lo fa. Ma, per fortuna, non tutti sono così.
Tv e giornali non dissero nulla degli studenti intrappolati a piazza Sant'Andrea della Valle. E non mi ricordo di aver sentito nulla sui liceali picchiati a sangue sotto gli occhi della polizia. Almeno non nei tg. Ed era un fatto gravissimo. Ma per la maggior parte dei media forse non lo era abbastanza.

V.



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